sabato 7 febbraio 2026

I Principi dell'Apocalisse 25

 Cap. 44 - Ancora nel fano, i due giganti delle colline e Wayne, l'ameba paglierina.

Il viaggio nelle viscere del Fano dell’Occhio si fa sempre più denso di follia e misticismo, tra l’odore pungente del guano di pipistrello e i funghi che sembrano pulsare di una vita propria. Wayne, in preda a una crisi d'identità mistica che lo vede barcamenarsi tra tre diverse divinità e un nuovo patrono oscuro, guida il gruppo con un carisma che oscilla pericolosamente tra il divino e l'assurdo; dopo aver dissacrato la tomba di un nano con una manovra grottesca che lascia i compagni allibiti, si ritrova a gestire le voci contrastanti nella sua testa che ormai formano un vero e proprio mercato rionale della fede. Mentre avanziamo, è Seyon a dimostrare una vigilanza sovrannaturale: nonostante il suo spirito astrale soffra visibilmente per la mancanza di luce stellare, i suoi sensi rimangono affilati e gli permettono di percepire i pericoli silenziosi delle grotte, anche se poco dopo finisce vittima di una bizzarra infezione batterica contratta proprio a causa dell'instabilità fisica di Wayne.

Davanti a una porta massiccia, il gruppo ode le voci tonanti di due Giganti delle Colline, Maul e Karg, intenti a litigare per un gioco; Robin, con la sua solita stoica pazienza, si ritrova letteralmente sollevato da terra da Maul, che lo trascina a forza per giocare a "Pietrine". La situazione degenera rapidamente quando i giganti, sospettosi e poco avvezzi alla sconfitta, accusano il guerriero di barare, scatenando una rissa furibonda a colpi di clave colossali. In questo caos, Tequila compie un gesto di incredibile freddezza tattica e carisma: dopo aver investito i giganti con un fulmine accecante che squarcia l'oscurità della sala, cambia registro e, con il tono fermo e autoritario di una madre che rimprovera dei bambini discoli, riesce a persuadere i giganti a deporre le armi, convincendoli che il gruppo è lì solo per giocare e non per combattere. Peccato che non riesca ad essere altrettanto efficace in altre occasioni, in particolare negli interrogatori, dove snocciola il suo solito "dicci tutto quello che sai"!

Il culmine della stranezza si raggiunge davanti alla statua di Ghaunadaur, il dio delle melme: Wayne, attirato da un richiamo oscuro e confuso, decide di toccare l'effigie e, fallendo consapevolmente ogni difesa mentale, si lascia consumare dall'energia della divinità trasformandosi in una Gelatina Ocra. In questa forma ripugnante e viscida, dimostra una crescita inquietante nel controllo dei suoi nuovi poteri, scalando pareti con Spider Climb e usando uno pseudopodo per creare un sottovuoto e risucchiare l'enorme cristallo viola che funge da occhio della statua. Dopo aver stretto un patto temporaneo con la "Gelatina Madre" in un piano astrale amniotico, Wayne torna umano ma completamente nudo e sanguinante; in un momento di pura e folle epicità, affronta i giganti Maul e Carg in questo stato di vulnerabilità assoluta e, impugnando la propria virilità come un simbolo di potere tossico e divino, riesce a intimidirli a tal punto da farsi adorare come il loro nuovo Dio.

Mentre Wayne si riveste con la sua armatura rossa evocata dal nulla, Rowan funge da pilastro incrollabile della coesione del gruppo, utilizzando la sua fede e le sue cure per rimettere in sesto il Lockadino ferito, pur non riuscendo a nascondere una profonda perplessità teologica per quanto appena accaduto. La pace dura poco perché, attraversando una cortina di nebbia oscura, il gruppo viene assalito dai letali Mirmidoni dell’Aria. Qui è Seyon a rubare la scena: nonostante la spossatezza fisica, incanala il potere delle stelle e scaglia un Guiding Bolt critico di rara potenza radiante, seguito da un Moonbeam che illumina la stanza come un sole artificiale, disintegrando le difese degli elementali. Tequila supporta l'attacco con raffiche di Magic Missile e un devastante incantesimo Blight che risucchia l'energia vitale dai turbini d'aria, riducendoli a deboli refoli. Robin chiude i varchi con precisione marziale, colpendo con determinazione i resti delle armature elementali finché il silenzio non torna a regnare nella stanza, lasciando il gruppo circondato da cadaveri di cultisti e la consapevolezza che la strada verso il Geode Nero è ormai tracciata da gesta tanto eroiche quanto assurde.

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