Cap. 45 - L'ingresso alle caverne e al Tempio dell'Aria, la liberazione di 3 schiavi e il racconto di Padre Rowan.
Avanziamo da giorni nelle viscere opprimenti del Fano dell'Occhio, perdendo ormai ogni cognizione del tempo e delle stelle, con i nostri sensi aggrediti dal tanfo di morte e l'umidità che ci gela le ossa. Camminiamo tra corridoi che mescolano la finezza dell'architettura nanica alla rozzezza drow, mentre Seyon lotta contro frammenti di una memoria perduta, vedendo nei suoi sogni un demone viola dalle corna d'argento e bambini in fuga da una città che somiglia troppo alla lontana Loriaxis.
Dopo aver abbattuto alcuni Elementali dell'Aria tra cumuli di cadaveri scarnificati, ci ritroviamo davanti a una cortina di nebbia appiccicosa e maleodorante che sembra nutrirsi dei nostri pensieri più cupi; qui Wayne, il nostro paladino dal carisma travolgente e dalla mente ormai affollata da troppi patroni divini, brandisce con solennità la sua mazza Lightbringer, la cui luce solare squarcia l'oscurità e ci guida sani e salvi oltre la soglia.
Sbuchiamo in una caverna immensa, alta trenta metri, dove un canto melodioso e letale risuona nell'eco delle pareti; Seyon dimostra la sua connessione con la furia della natura invocando un Call Lightning che fa scendere fulmini ruggenti dal soffitto della grotta, illuminando a giorno le sagome delle Arpie che si staccano dalle crepe rocciose. Nel mezzo del combattimento, Tequila cade vittima del canto delle arpie e, in un momento di totale confusione sognante, si convince che il giovane Robin le stia finalmente dedicando una meravigliosa e romantica serenata.
Peccato che la realtà fosse decisamente meno poetica, poiché quel suono era in verità un incanto mortale destinato ad attirarla verso i nidi delle creature per trasformarla in un pasto scarnificato, venendo salvata solo dal tempestivo intervento di Padre Rowan che ha usato la sua fede per spezzare il delirio amoroso, lanciando un Calm Emotions che sopprime la magia del canto e ci restituisce la nostra compagna proprio mentre stava per arrampicarsi sulle pareti in preda a un delirio amoroso.
Libera dall'incanto, Tequila scaglia con precisione raffiche di Magic Missile che trafiggono le ali delle creature, stonando il loro canto armonioso con grida di dolore, mentre Wayne si erge come un faro di coraggio infondendoci, con la sola sua presenza, la forza di resistere a ogni orrore mentale. È allora che Robin compie il suo gesto più epico: con un balzo atletico e un fendente brutale, intercetta un'arpia in picchiata e le recide di netto la testa prima che possa ghermirlo, lasciando che il corpo disarticolato cada ai nostri piedi come un inutile ammasso di piume e ossa.
Proseguendo l'esplorazione, tra una discussione su lavastoviglie dimenticate e le camicie da stirare che ancora ci tengono legati alla banalità del mondo esterno, troviamo ai piedi di una scalinata formata da ossa fossilizzate di un verme gigante cinque strani zaini di cuoio. Qui Tequila dimostra la sua crescita intellettuale e la sua pazienza, trascorrendo preziosi minuti a identificare gli oggetti: scopre che si tratta di Zaini Mongolfiera contenenti spiriti elementali capaci di farci levitare o di salvarci da cadute mortali, un dono che accogliamo con un misto di sollievo e scetticismo.
Ci spingiamo poi in una caverna dove la foschia si alza dal pavimento come in una palude spettrale, trovando tre prigionieri smagriti e incatenati alle pareti, tra cui un marinaio di nome Marco.
Mentre prestiamo soccorso ai moribondi, Rowan si apre con noi rivelando un frammento del suo passato a Kalimshan, raccontandoci di schiavi ribelli e maghi rossi, e di come la sua fede in Tir lo abbia spronato a non fuggire mai dalla propria morale, anche quando la fame e il fallimento sembrano l'unica via d'uscita. Ispirati dal suo racconto, decidiamo di liberare non solo il marinaio ma anche due cultisti del fuoco, che Tequila convince con la sua dialettica a rinnegare la follia del culto per tornare alle loro famiglie.
Ora, rinvigoriti da questo gesto di umanità e armati della nostra solita, scanzonata determinazione, mentre ci avviciniamo a una cascata impetuosa e sentiamo il rumore di armature che avanzano nell'ombra, siamo pronti ad affrontare ciò che resta dei culti di Vanifer e Marlos, consapevoli che ogni nostra scelta, dalla profanazione accidentale di una tomba nanica alla salvezza di un marinaio, sta plasmando il destino della Valle di Dessarin.


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