Cap. 48 - Dopo le rivelazioni a Beliard il party torna verso il Fano, e Wayne torna puro paladino di Hoar.
Siamo tornati alla fattoria di Beliard ancora sporchi del sangue dei cultisti del fuoco, degli Azer e degli elementali che abbiamo appena abbattuto con l’aiuto di quegli assurdi zombie richiamati dal necromante, portando con noi il corpo semibruciacchiato di Kost che ora giace su una brandina accanto a Thalrin sotto le cure della chierica mezzelfa Chalissa.
In questa infermeria improvvisata tra paglia e cavalli, Tequila ha compiuto un passo enorme nella sua crescita personale: lei, che odiava Kost con tutta se stessa (e non si capiva nemmeno il perché...), ha deciso di mettere da parte il rancore e di scusarsi per il bene comune, dimostrando che il suo allineamento "buono" non è solo un’etichetta ma una scelta consapevole, anche se ammette che quel "segreto" sulla sua identità non era poi così difficile da mantenere visto che non aveva molti attributi maschili da nascondere.
Mentre Rowan collaborava con Chalissa usando la sua fede per rigenerare la pelle bruciata di Kost e per curare tutti gli abitanti di Beliard in difficoltà, abbiamo scoperto la verità su Valoria, la città-stato famosa per le armi (e le barbabietole), di cui Tequila è ufficialmente la principessa e Thalrin il mago di corte caduto in disgrazia per colpa di una matrigna manipolatrice che ha plagiato la mente del Re.
Kost, rivelatosi un reietto di Thay che cerca di rovesciare i maghi potenti della sua terra, ci ha messo in guardia sulla Triade Oscura composta dai demoni Xel'arion, Vashnar e Zarinda, mentre Seyon ha saggiamente rifiutato di farsi possedere mentalmente dal necromante per recuperare la memoria, preferendo i suoi soliti "alberi" da fumare per gestire le visioni del demone viola dalle corna argentate che lo perseguita.
In questo clima di rivelazioni, Wayne è sprofondato in una meditazione oscura comunicando con la sua divinità Hoar, per poi riemergere trasformato: ora indossa un’armatura nera lucente, impugna una Greatsword valoriana e cavalca Black Queen, una nuova monta evocata per sostituire il vecchio incubo corrotto (il lupo Federico, ricordiamolo...).
Abbiamo lasciato Beliard insieme a Meeno e alla sua piccola legione di Valoriani (a proposito, il rapporto con suo figlio Robin è sempre profondo e carico di emozioni...) per tornare verso il Fano dell'Occhio, decisi tra l'altro a rendere omaggio alla tomba del nano Hendrel Foebreaker...
Ma il viaggio viene sconvolto da terremoti e acquazzoni che sembrano annunciare l'apocalisse. Tra le colline abbiamo sorpreso due Vermoni Viola giganti intenti a banchettare con dei mercanti e un bambino; in un atto di puro eroismo epico, Tequila si è lanciata con un Dimension Door per trarre in salvo il piccolo, convinta in quel momento di essere la salvatrice più aggraziata e nobile della storia,. Peccato che poco dopo abbia cercato di usare l'altro superstite, il secondo padre del bimbo, come scudo umano per proteggersi dalle fauci della bestia!
Mentre Seyon scatenava una tempesta di fulmini e saette stellari dal cielo e Robin caricava i mostri con fendenti brutali che staccavano scaglie e corna, Wayne ha compiuto un'impresa leggendaria teletrasportandosi con la sua cavalcatura nel cuore della mischia per sferrare un colpo critico intriso di smite divino che ha fatto esplodere il primo vermone in una pioggia di sangue violaceo. Rowan, pilastro incrollabile del gruppo, ha protetto le nostre vite curando le ferite da veleno che stavano corrodendo la carne di Wayne e Robin, permettendoci di mettere in fuga il secondo verme che è sparito sottoterra portandosi via un povero mercante.Dopo la battaglia, Wayne ha squartato la pancia del mostro caduto per risvegliare la sua lama magica, seguendo il comando di Hoar di strappare la vita a una creatura velenosa. Il rinnovato Paladino affida poi a Rowan i Guanti del Potere Orchesco e Lightbringer, dal momento che ormai lui vuol fare affidamento totale alla forza di Hoar.
E mentre Wayne grida profezie sulla vendetta e sulle anime smarrite da ricondurre alla luce, ci prepariamo a scendere di nuovo nell'abisso, consapevoli che la nostra crescita come eroi passa tanto per i colpi di spada quanto per la capacità di sopportare le crisi d'identità del nostro paladino della melma



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